Non è sempre “carenza di specialisti”: spesso è un problema di organizzazione (e di chiarezza diagnostica)

 

Non è sempre “carenza di specialisti”: spesso è un problema di organizzazione (e di chiarezza diagnostica)




Nel dibattito pubblico sulla sanità si sente ripetere continuamente la stessa frase: “mancano gli specialisti”. Ma è davvero sempre così? Oppure, in molti casi, il problema non è la quantità di professionisti disponibili, bensì il modo in cui vengono cercati, assunti e utilizzati?

Un esempio emblematico riguarda l’area dell’età evolutiva. Sempre più spesso si parla di carenza di Neuropsichiatria infantile e di difficoltà a trovare Neuropsichiatra infantile. Tuttavia, analizzando meglio le richieste dei servizi, emerge una realtà diversa: molte strutture non hanno bisogno di un medico specialista, ma di un TNPEE (Terapista della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva).

Sono due lavori diversi, con percorsi formativi e competenze non sovrapponibili.


Il nodo centrale: diagnosi e sviluppo nei primi anni di vita

C’è poi un aspetto fondamentale che spesso viene trascurato: nei primi due anni di vita il bambino è in piena evoluzione neuropsicomotoria.

In questa fase:

  • Il sistema nervoso è in rapido sviluppo.

  • Le traiettorie evolutive sono molto variabili.

  • Molti segnali possono essere transitori.

Parlare di “malattia neuropsichiatrica” in un bambino molto piccolo è spesso improprio. Nei primissimi anni si possono individuare:

  • condizioni genetiche,

  • patologie neurologiche organiche,

  • quadri medici strutturati,

ma le diagnosi psichiatriche in senso stretto richiedono prudenza e maturazione evolutiva. Prima di una certa età, molte categorie diagnostiche non sono stabilmente definibili, perché il comportamento e le competenze del bambino sono ancora in costruzione.

In questi casi ciò che serve non è automaticamente un Neuropsichiatra Infantile, ma un intervento precoce di tipo osservativo e riabilitativo, centrato sullo sviluppo. Ed è qui che entra in gioco il TNPEE.


Il ruolo del TNPEE nei primi anni

Il TNPEE lavora proprio su:

  • regolazione,

  • interazione,

  • sviluppo motorio,

  • coordinazione,

  • comunicazione precoce,

  • organizzazione del gioco e delle competenze adattive.

Nei bambini sotto i 2–3 anni, l’intervento non è “curare una malattia psichiatrica”, ma sostenere e orientare lo sviluppo quando emergono fragilità o segnali di rischio.

Confondere questo bisogno con la necessità di un Neuropsichiatra Infantile significa:

  • medicalizzare precocemente situazioni evolutive,

  • sovraccaricare i medici con compiti riabilitativi,

  • lasciare inutilizzati professionisti formati specificamente per l’intervento precoce.


Il paradosso organizzativo

Succede così che:

  • Si pubblicano bandi per Neuropsichiatri Infantili.

  • I medici sono pochi e già saturi.

  • I servizi dichiarano carenza.

  • Intanto molti TNPEE restano disoccupati o sottoutilizzati.

Ma il bisogno reale non era medico-diagnostico: era riabilitativo ed evolutivo.

Non si tratta di sminuire il ruolo del Neuropsichiatra Infantile, che è fondamentale per diagnosi cliniche complesse, inquadramento neurologico, prescrizioni e coordinamento. Si tratta di chiamare ogni professionista per ciò che realmente serve.


Organizzazione, non solo numeri

Dire “mancano specialisti” è una semplificazione.
La domanda corretta dovrebbe essere:

Di quale competenza abbiamo davvero bisogno in questa fascia d’età?

Nei primi anni di vita, spesso la risposta non è una diagnosi psichiatrica, ma un intervento precoce sullo sviluppo. E questo è il campo di competenza del TNPEE.


Conclusione

Il sistema non migliora aumentando indiscriminatamente le figure mediche, ma organizzando meglio le équipe e rispettando le competenze professionali.

Neuropsichiatra Infantile e TNPEE non sono intercambiabili.
Sono complementari.

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